“I’m looking out for angels”: addio George.

Georgios Kyriacos Panayotou, questo il vero nome di George Michael: nasce nella East London, da papà greco-cipriota e mamma di origini inglesi.

Adolescente inizia a far musica e fonda il gruppo The Executive con alcuni compagni di scuola. Poco dopo con l’amico del cuore, Andrew Ridley, mettono su il duo The Wham!, che nel 1982, agli esordi, sbaraglia le classifiche con inediti dallo stampo rap, per arrivare successivamente ad un pop-soul alternativo: inizia così la scalata al successo, con l’album Fantastic e il singolo Bad Boys.

Bellissimi, giovani, diversi dallo scenario musicale del periodo e senza nessuna presa di posizione: dominano gli anni Ottanta con look strabilianti, capelli cotonati e ciuffo al vento, orecchini pendenti con croce, video accattivanti al limite del consentito e un edonismo puro.

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Solo due anni dopo esce Make it Big e la fama a questo punto è internazionale: chi non ricorda i singoli di quest’album? Wake me up before you go go, Careless Whisper, Everything she wants, la mitica Freedom…

Al Live Aid Wembley a Londra, nel 1985, il cantante duetta con Elton John l’indimenticabile Don’t let the sun go down on me, lasciando un’intera platea a bocca aperta: vocalità unica ed un’interpretazione magistrale.

Nel giugno del 1986 il sorprendente duo si scioglie, per incomprensioni reciproche, ma soprattutto per il desiderio di George di cimentarsi come cantautore.

Il 1987 è l’anno dell’esordio da solista con l’album Faith e ben diciasette milioni di copie vendute per il singolo I want your sex: sono gli anni in cui impera l’Aids e il messaggio sul sesso sicuro è forte e chiaro; il mondo è attonito, anche scandalizzato, ma lo premia con due Grammy.

I primi anni Novanta segnano un percorso diverso, un inizio di maturità musicale, di crescita dal tipo di pop che lo caratterizza: Listen without prejudice Vol. 1 ne è l’esempio, seguito da Older del 1996, un capolavoro dove George mette a nudo il suo cuore, i suoi sentimenti, il lutto per il compagno morto, dedicandogli Jesus to a child, composta in meno di un’ora.

Nel 1998 viene arrestato per condotta immorale: “aggancia” un poliziotto della buoncostume in un bagno pubblico a Beverly Hills: è l’anno del coming out e della irriverente Outside, una satira pungente, sull’episodio accaduto.

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La sua è una vita al limite, tra depressione e farmaci, droghe di tutti i tipi, dall’erba al crack: probabilmente mai ripresosi per la perdita del suo grande amore, Anselmo Feleppa.

E’ del 2004 l’album Patience, canzoni specchio di sentimenti contrastanti, di buio, morte e perdita, presa di posizione sulle politiche di Bush e Blair: Freek e Shoot the dog, contro la guerra in Iraq, Please send me someone, un’altra canzone in onore del compagno scomparso, Amazing, l’unica che chiarisce come alla fine è solo l’amore a rendere liberi…

Guida in stato di ebrezza e possesso di stupefacenti sono solo alcuni degli eventi degli ultimi anni: un anima ribelle, senza pace, in continua ricerca di se stesso.

Symphonica del 2014 è l’ultimo capolovoro, tratto da un tour orchestrale, in cui interpreta classici e nuovi brani.

Un talento innato ed una capacità straordinaria di intrattenere il pubblico, con un ritmo che sgorga dalla voce e da tutto il corpo, come solo un genio sa fare…

Mi lascia il mio idolo, George Michael, un artista che ha accompagnato gli anni della mia vita, facendomi sorridere, a volte piangere, ma tutte le volte riflettere.

Un amore grande, indissolubile, perchè ho sempre amato i ribelli, gli anticonformisti, quelli che si perdono ma poi tornano, più forti di prima: quelli che sono stati bruciati dalla vita, ma presto o tardi risorgono dalle ceneri, con slanci di coraggio.

Ecco, questo è lui per me e così sarà sempre:
“Non troverete mai la pace della mente, fino a che non ascolterete il vostro cuore”

3 Commenti

  1. Questo articolo tralascia volutamente le circostanze riguardanti la morte di George Michael, per evitare polemiche, nel rispetto della sua persona, attaccata banalmente più volte in vita, e nel rispetto di una giusta informazione. Juls

  2. Chissà perchè il connubio genio e sregolatezza è quasi una costante… Sembra che l’essere umano per raggiungere determinate vette di eccellenza debba scendere prima in profondi vortici di depravazione…. a mio parere sembra quasi la nemesi della mediocrità che non accetta di essere ignorata….

    1. Mah Cesare, non saprei risponderti. Potrebbe essere che tu abbia ragione, ma ogni singolo caso andrebbe analizzato da “dentro”. Purtroppo i personaggi pubblici sono presi sempre di mira e molte storie lanciate nell’etere sono ingigantite: quello che poi succede davvero nel loro intimo non lo sappiamo… Quello che so per certo è che, probabilmente, raggiungendo un successo così grande, spesso ci si ritrova soli, senza le persone amiche o i nostri punti di riferimento ed allora diventa difficile ritrovare se stessi, occorre una grande forza ed un grande coraggio. Nel caso di George, come di altri pur comuni mortali, ci si attacca ad un sollievo momentaneo, quale la droga, per poi non riuscirne a venire fuori. Ad oggi rimane ancora aperta ogni supposizione circa l’accaduto nella notte di Natale…

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