Uno sporco Natale mediatico: fumo sulla Syria.

Pochi giorni al Natale e tornano i riflettori puntati sulla Siria e la tragedia umanitaria, chissà perchè proprio ora, chissà per quale disonesto motivo solo adesso i media occidentali reclamano solidarietà, urlano allo scempio, mettono in primo piano foto di bambini morti, feriti, insanguinati, piangenti…

E’ ovvio, tira su le vendite, le entrate sui loro siti online e poi, dato scontato, sono in arrivo le “sante feste” e son tutti presi dal buonismo, perbenismo di una società vomitevole.

Quanti giornalisti sono davvero sul campo? Quanti di loro pubblicano notizie attendibili al posto di fare copia e incolla dalle news di Al Jazeera?

Il focus su Aleppo è lo stesso che si aveva negli anni Ottanta su Berlino: una città divisa tra Est e Ovest, tra terroristi, ribelli e mercenari da una parte e forze governative e russe dall’altra: simbolo della guerra civile e centro spirituale al di sopra di Damasco.

Ci si concentra per lo più su questa città millenaria e, intendiamoci, andrebbe anche bene, peccato che l’intero paese sia sotto assedio, peccato che una popolazione intera viva senza acqua e cibo, peccato che non sia solo un discorso di guerra alle etnie e alle religioni, ma di spartizione del potere.

Leggo che i cattivi ora sono Putin e Assad: Daesh, i ribelli e i curdi ce li siamo dimenticati? Sarà quindi solo un caso che le due fonti di notizie estere principali, sul Medio Oriente, appartengono all’Arabia Saudita e al Qatar, stati alleati degli USA e contro l’Iran e la Russia?

E’ solo una congettura che esiste un piano strategico di destabilizzazione dello stato siriano al fine di avere il controllo totale sulle risorse e di quel cuscinetto che sta nel bel mezzo delle più grandi potenze mondiali?

Tant’è, la verità è come ce la raccontano e lo sforzo di far ragionare il cervello e porsi delle domande logiche riguarda pochi di noi: perchè Obama fornisce nuovamente armi ai ribelli? Perchè è stato preso di mira e bombardato l’ospedale da campo russo? Perchè Israele continua i suoi raid con caccia militari su obiettivi sensibili in Siria?

E l’ONU? Un’organizzazione o una farsa? Un accordo via l’altro, senza concludere un bel niente, senza contare i dati promulgati, che sono completamente falsati!

Proprio qualche settimana fa ho avuto modo di conoscere e assistere ad una conferenza sulla controversa situazione siriana, tenuta da Monsignor J.B. Hindo, che opera sul posto da anni ormai…

La sua è una denuncia forte, che urla in modo straziante, pur mantenendo una compostezza che gli rende davvero onore, perchè tutti sono contro tutti, ma quando c’è da spartirsi qualche bene si ricorre ad una piccola tregua: così gli aiuti umanitari rimangono fermi nei paesi vicini, essendoci il blocco aereo (grazie ONU!) e poi, quando finalmente arrivano a destinazione, vengono divisi fra i vari gruppi, Daesh, Curdi, ribelli, Nusra, lo stesso esercito, che ne fanno ciò che vogliono, addirittura li rivendono a peso d’oro.

Circa un milione e ducentomila razioni alimentari vengono spedite ogni due o tre mesi, ma solo una percentuale minima raggiunge la popolazione, che vive di stenti: oggi un chilo di zucchero costa 1200 lire siriane, che equivalgono a due euro. Sapete qual è lo stipendio medio in Siria? Ve lo dico io: cinque, massimo dieci euro al mese. Nel paese non è più possibile comprare nulla, anche se si avessero le possibilità per farlo.

Qualcuno parla di Raqqa? La neonata capitale dello Stato islamico, in cui la situazione peggiora di giorno in giorno? La Valle del Khabur è stata letteralmente venduta al miglior offerente: Daesh attacca le genti assiro-cristiane, che vengono cacciate via, private della libertà, perseguitate… Il tutto sotto gli occhi dei sedicenti Curdi e dell’esercito siriano: a fine febbraio ben 35 villaggi sono stati sfollati in meno di tre ore e nessuno ha mosso un dito.

Hanno i mezzi, moderni anche, non crederete mica che abbiano qualche macchinina e armi del dopoguerra! No, no, ci pensa la grande America ai rifornimenti e di alto livello, con la sua mania di voler governare tutto.

Oggi Daesh e tutte le altre piccole e grandi fazioni stanno seguendo l’Islam wahhabita, il credo più ortodosso di questa religione e tagliar gole per loro è come per un italiano prendere un caffè al mattino: l’estremismo islamico che si racconta nell’orrore e nelle punizioni inflitte a chi professa un credo differente.

E la città di Hassaké, nella parte nord orientale della Siria, verso la Turchia? Un distretto completamente circondato da IS, Turchia e curdi iracheni.

Monsignor Hindo: “La frontiera curda dell’Iraq è chiusa, perché i curdi dell’Iraq sono contro i curdi che si trovano qui; poi l’altra frontiera tra l’Iraq e la Siria è nelle mani dell’Is; a nord c’è la Turchia e lì è tutto chiuso; a sud c’è ancora Daesh. Quindi possiamo viaggiare solamente con l’aereo, da Kamishlié fino a Damasco, ma in macchina non si può andare. Tutto è chiuso, Daesh impedisce l’arrivo di tutto”.

La Siria era uno stato in attivo, a “zero debito” prima del conflitto: chi ne è al corrente? Ricco nel commercio, nelle coltivazioni, soprattutto di legumi, e nelle infrastrutture.

“C’era la libertà, non totale, ma questo accade in tutte le democrazie… Avevamo elezioni non proprio corrette, ma questo accade anche qui!”: come darle torto Monsignore?

Oggi non c’è neppure l’elettricità e i potenti vogliono imporre una democrazia che non esiste, fatta di denaro e non attraverso la volontà del popolo: strano, tutto ciò mi pare molto familiare e quasi ovvio…

Iraq e Siria sono lo specchio della tragedia odierna e non basta adesso fare tutto questo tam-tam, non basta più: non fermiamoci alla superficie, ché qui le buche sono profonde e occorre caderci dentro per capire.

Pensierino su questo sporco Natale: “non credo nel destino, il destino è nelle nostre mani”.

2 Commenti

  1. Vero verissimo… troppa informazione falsata e di parte: la realtà è ben diversa, grazie Giulia

    1. Grazie a te Elsa! Sapere che ci sono persone che ragionano in autonomia e non si fermano alle apparenze mi fa sperare che le cose possano ancora cambiare… Un bacio

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