Global Sumud Flotilla, ovvero Flotta Globale di Resistenza.
E’ difficile dare una definizione specifica alla parola araba Sumud, perchè nel corso del tempo si è evoluta in concetti divenuti imprenscindibili.
Fermezza, perseveranza, resilienza e più precisamente coloro (i samidin) che resistono non attraverso la lotta armata, bensì cercando di mantenere le loro radici e la propria identità in un territorio occupato.
Una resistenza non violenta legata al simbolo dell’ulivo (diffusissimo in Palestina), per la sua capacità di crescere in terreni impervi e di rigenerarsi anche dopo una devastazione.
Nel contesto più storico il concetto di sumud ha preso forma dopo la Nakba del 1948, momento nel quale migliaia di Palestinesi furono costretti a lasciare le proprie case, arricchendosi di ulteriori sfumature dopo la Guerra dei Sei Giorni del 1967.
Secondo il giornalista palestinese Yousef Alhelou per sumud si può intendere «i modi in cui si sopravvive all’interno di un’occupazione militare, senza però accettarla. L’antitesi della sottomissione».

Tra stanotte e domattina la flotta della Global Sumud Flotilla, che ricordo essere una coalizione formata da persone comuni (organizzatori, operatori umanitari, medici, artisti, sacerdoti, avvocati e marinai) i quali credono nella dignità umana e nel potere dell’azione non violenta, entrerà nella cosiddetta zona arancione: l’apice di rischio di essere attaccati dalle forze militari israeliane.

Non commenterò il vergognoso non esporsi del nostro governo, ma ritengo necessario invece esporre elementi chiarificatori riguardo ad una possibile azione di forza da parte dello Stato di Israele e d’altra parte la legalità della navigazione della Flotilla.
1 – Il convoglio di barche porta aiuti umanitari, il che implica rispettare in toto il diritto internazionale.
2 – Israele non ha alcun diritto sulle acque di fronte a Gaza: lo stabilisce la Corte Internazionale di Giustizia nel 2024. La flotta è in acque internazionali.
3 – E’ ancora del 2024 l’ordine della Corte Internazionale che impone a Israele l’ingresso di beni primari: obbligo NON rispettato.
4 – Sempre la Corte Internazionale, affiancata dall’ONU, ha imposto allo Stato di Israele di cessare l’occupazione, perchè illecita.
5 – Il blocco navale del 2009 imposto da Israele è totalmente ILLEGALE e non può impedire il passaggio di aiuti umanitari. Le Convenzioni di Ginevra obbligano a garantire viveri e medicinali alla popolazione civile. Impedire gli aiuti di questo tipo rientra nei crimini di guerra.
In ultimo, a tutti coloro che criticano questa missione, sottolineando che gli aiuti non possono coprire il fabbisogno dell’intera popolazione di Gaza, dico che non hanno compreso il senso di questa delegazione: rompere l’assedio, portare speranza a chi non ha più nulla, neanche l’aria per respirare, schiaffeggiare moralmente uno stato infame, che non si ferma davanti a nulla e che ancor peggio non viene fermato, che nato da vittima si è trasformato in carnefice, ed in ultimo che se ne sbatte delle leggi internazionali…
@Blogjuls
“Niente giustifica togliere la vita o mutilare più di cinquantamila bambini. Niente giustifica distruggere il 90% delle case palestinesi. Niente giustifica usare la fame come arma di guerra, nè prendere di mira persone affamate in cerca di aiuto”. Luiz Inácio Lula da Silva – Presidente del Brasile


Disamina perfetta. Brava!
Grazie mille Mina. A presto.