Israele e Turchia: due vecchi e buoni amici.
Aprile dolce dormire, primavera nuovamente sbocciata in un’amicizia di vecchia data: si litiga, si discute, ma come spesso accade le unioni tornano forti, alleanze sincere non si direbbe, di convenienza indubbiamente.
Ma facciamo un passo indietro: storicamente lo stato israeliano era parte dell’impero ottomano, quindi turco.
La comunità ebraica dei tempi era però nemica degli ottomani, tant’è che si schierò con gli Inglesi per combattere i Turchi durante la Prima Guerra Mondiale.
Le cose però, come si suol dire, cambiano in fretta.
Nel 1948 nasce lo Stato di Israele, che deve sgomitare e difendersi dalla pressione degli stati arabi meno progressisti.
La Turchia, dal canto suo, è il primo paese a riconoscere lo stato di diritto di Israele e ha tutto l’interesse, quale stato laico, ad opporsi all’avanzata islamica nella regione mediorientale.

Si originano, quindi, nuovi sodalizi: mal comune mezzo gaudio!
La rivoluzione islamica in Iran alla fine degli anni settanta, l’invasione del Libano agli inizi degli ottanta, la fine della Guerra Fredda sono fattori determinanti per capire come i rapporti fra le due nazioni si siano rafforzati attraverso accordi economici e politici, che prevedono prestiti di personale dell’esercito, vendita di armi e utilizzo di territorio per esercitazioni terra-aria e navali.
Sono gli anni che precedono il secondo millennio, caratterizzati da quella che Ben Gurion chiamò “strategia periferica”.
La frattura è però alle porte: il 2002 è l’anno dell’elezione di Erdoğan e della sua nuova politica neo-ottomana, che mira alla risoluzione dei problemi con i vicini di “casa” arabi.
Sottolineo che l’interesse della Turchia, politicamente ed economicamente parlando, cerca di estendersi a livello internazionale e si affaccia anche sulla vecchia Europa: è il periodo in cui iniziano le criticità nei confronti di Israele, per il trattamento subito dalla comunità palestinese della Striscia di Gaza.
Nel mentre scoppia la Seconda Intifada, nel 2006 la Guerra del Libano, meglio indicata come “Operazione Pace in Galilea”, e nel 2008 quella di Gaza, la ormai tristemente nota “Operazione Piombo Fuso”.
Si evolve l’inasprimento, che raggiunge il suo apice con l’incidente della “Freedom Flotilla per Gaza” nel 2010, una serie di imbarcazioni pro Palestina, che trasportano aiuti umanitari.
La Mavi Marmara, la più grande nave della flotta, guidata da turchi, cerca di forzare il blocco israeliano: si assiste alle ormai solite e fatali conseguenze di vittime da entrambe le parti.
I rapporti si interrompono bruscamente, ognuno si concentra sugli affari propri: la Turchia con Erdoğan sui nuovi rapporti con la Comunità europea e Israele a presidiare i suoi confini.
Arriviamo ai giorni nostri: Erdoğan perde consensi nel paese, colpito da pesanti attacchi terroristici; si palesano timori di un probabile colpo di stato militare, congelati i rapporti con Washington, che appoggia gli indipendentisti curdi della Siria, e chiuse le comunicazioni con la Russia, dopo l’abbattimento di un aereo russo avvenuto “per errore”.
Ma si sa, è nel momento del bisogno che si vedono i veri amici! Tu dai qualcosa a me e io do qualcosa a te…

Dopo l’attentato di Istanbul, il mese scorso, parte la conciliazione, mirata a finalizzare un nuovo tentativo di cooperazione.
La Turchia usufruirà sia delle tecnologie militari israeliane che del gas, dichiarandosi così, definitivamente, indipendente dalla Russia, suo principale fornitore energetico.
Israele, d’altra parte, potrà finalmente supervisionare e tenere sotto controllo tutti gli aiuti umanitari che dalla Turchia sono diretti a Gaza.
A questo punto stiamo a vedere come proseguirà, perchè citando De Gregori “Due buoni compagni di viaggio non dovrebbero lasciarsi mai. Potranno scegliere imbarchi diversi, saranno sempre due marinai”…
Le promesse da marinaio che durata hanno?