Metti una sera in concerto: Muse.
Impatto visivo incredibile con il palco al centro del Mediolanum Forum, pedana girevole a 360 gradi e uno spettacolo unico nel suo genere; Matthew Bellamy voce e chitarra, Chris Wolstenholme al basso e Dominic Howard alla batteria: Muse in concerto a Milano.

La serata si apre con sfere che volteggiano su di noi: niente fili, sono droni, che richiamano l’ultimo capolavoro del gruppo: l’album Drones, che dà il nome al tour mondiale 2016.

I Muse non sono una band qualsiasi: la musica che li distingue è ricercata e potente sonorità, vibrante di un rock duro e adrenalinico.

La scaletta traccia tutto il trascorso del gruppo, con accenti maggiori sull’ultima produzione e Black Holes and Revelations.

Con Psycho tengono la scena in maniera impressionante e Reapers fa scatenare un pubblico sempre più caldo.
E’ il momento di Starlight e della festa: entrano palloni giganti nel parterre, rimbalzano fra noi, per essere poi esplosi, in un mare di coriandoli, a colpi di chitarra da Chris, che sorride divertito.

Con Dead Inside e Supermassive black hole scendono sul palco dei teli sottili, su cui vengono proiettati i visual, effetti luminosi a tre dimensioni e riff di Heartbreaker, dei Led Zeppelin.
The Globalist fa presagire un probabile futuro in cui macchine e uomo potranno convivere: un’idea fantascientifica, a metà strada tra il pensiero di Orwell e quello di Asimov, sancito dall’ingresso di droni armati e proiezioni di città futuristiche.
Una riflessione sulla società attuale e sulla riconquista della propria libertà individuale.


Scendono le luci, toni palpitanti di blu e cobalto: l’armonica di Chris richiama Ennio Morricone, con Man With A Harmonica, che introduce la meravigliosa Knights Of Cydonia.

E’ l’attimo infinito e toccante di poesia intensa, che arriva al cuore.

Un’emozione non da poco: i Muse.





