Ciau Turin, mi vadu via.

Partiamo dall’inizio: il Salone Internazionale del Libro nasce a Torino nel 1988 da un’idea di un libraio, Angelo Pezzana, e di un imprenditore, Guido Accornero.

Sin da subito si caratterizza per un tema annuale e il progetto culturale è affidato alla Fondazione per il Libro, la Musica e la Cultura; il logo, un libro che si apre a porta, è ideato da Armando Testa.
Nel 2007 diventa simbolo di “Portici di Carta”: due chilometri di bancarelle di libri, sotto gli storici portici del centro sabaudo.

Una manifestazione nazionale, di successo internazionale, anche in questi ultimi anni, dove purtroppo si è assistito ad un calo notevole di vendite nel settore librario.

Veniamo ad oggi: è di pochi giorni fa la notizia secondo cui l’AIE, l’Associazione Italiana Editori, ha deciso di costituire una nuova società con Fiera Milano, al fine di organizzare una fiera nazionale del libro nel capoluogo meneghino, scavalcando senza diritto di replica la storica iniziativa torinese.

Vi chiederete, perchè? E’ molto semplice: la maggior parte dei potenti editori italiani risiedono a Milano e presenziare a Torino implica un costo più alto, non contando che non hanno autorità sulle scelte editoriali, nè tantomeno su quelle gestionali.

Quindi il gioco è presto fatto: dei 39 consiglieri con diritto di voto, in assemblea AIE, solo 32 hanno partecipato, di questi, considerando astenuti e contrari, il numero dei favorevoli a Milano è solo di 17.

E’ come dire che la partita è stata vinta a tavolino.

A poco valgono, ora, le critiche sul risultato e sul modo in cui questa decisione è stata presa, ciò che conta è che siamo di fronte al solito gioco di potere, che metterà in disparte e in seria difficoltà i piccoli e medi editori indipendenti.

Siamo nel ridicolo: che significato ha contrapporre ad un Salone rinomato come quello di Torino un’altra fiera concorrente, per di più nello stesso periodo? Non si tratta di essere a favore di una o dell’altra città, il problema è la mancanza di buon senso.

Al posto di far convergere gli sforzi verso una sola direzione, in un periodo in cui l’unione dovrebbe fare la forza, si continua ognuno per la propria strada, anzi, se posso, perchè no, ti faccio le scarpe!

La città di Torino non cede, non rinuncerà al suo evento, ma le conseguenze di questa decisione ci saranno, eccome: due manifestazioni librarie, che si contenderanno con le unghie e con i denti il pubblico dei lettori.

Ora, senza nulla togliere a Milano, cosmopolita, che brillantemente ha fatto dell’economia il suo cuore pulsante, Torino è la culla delle idee, delle energie intellettuali, il luogo dove le novità prendono forma, a partire dalla radio, la televisione e il cinema, i concerti Jazz, la musica alternativa ed elettronica e potrei andare avanti all’infinito…

E’ pur vero, però, che dobbiamo imparare a rinnovarci, a stare al passo con i tempi, reagire e andare avanti.

E non me ne vogliano i milanesi, che ho imparato ad amare, per cui il business è business, ma la classe non si compra.

2 Commenti

  1. No, la classe non si compra e quindi è preferibile che il salone del libro resti a Torino.
    E i costi… li possono benissimo sostenere. Basta davvero con queste scuse eh…

    1. Eh sì, Marta… Purtroppo la scusa rimane quella dei costi; il motivo più plausibile, però, è quello di avere il totale controllo gestionale sulle scelte editoriali. Inoltre, la decisione di mettere in piedi una manifestazione libraria, made in Milan, nello stesso periodo del Salone di Torino la dice lunga! Si tratta di una concorrenza sleale, anche perchè Milano promuove già due fiere, anche rinomate, che trattano libri.
      Ti ringrazio per il tuo commento. Juls

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