Bistrattata, sottovalutata, nel limbo, cuscinetto scomodo e oggetto di maldicenze… Al centro di una vera e propria polveriera, la Giordania racchiude tesori nascosti di inestimabile valore.

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Il regno storico dei Nabatei, delle distese desertiche del Wadi Rum e Wadi Arabia: via della seta, dell’incenso e delle spezie.

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Petra o Raqmu, ‘la Variopinta’, antica capitale del regno, crocevia per il Medio Oriente, interamente scavata nella roccia di arenaria. Scoperta solo nel 1812 da Johann Ludwig Burckhardt, un viaggiatore svizzero.

Patrimonio culturale mondiale il sito conserva oltre 800 edifici e dalla parte orientale vi si può accedere attraversando il Siq, un lungo e stretto canyon, una gola le cui muraglie di roccia raggiungono quasi i 200 metri di altezza.

Opere grandiose dell’antico regno dei Nabatei, che lasciano spazio ai resti dell’Impero Romano, che ne fece un avamposto intorno all’anno 100.

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I beduini vivevano ancora qui fino a 30 anni fa, dormendo nelle grotte, oggi non più: il sito è sorvegliato e si continua a scavare.
Il governo giordano controlla scrupolosamente il mantenimento delle strutture, ma all’interno bancarelle e venditori ambulanti aggiungono un neo all’atmosfera: nulla in contrario se non si trattasse di bambini pronti a tutto pur di venderti qualcosa!

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Mi perdo fra le mille sfumature delle rocce: rosso, arancio e rosa… le venature delle colonne, cicatrici di un tempo mai passato.

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