Il giardino giapponese nacque originariamente sull’isola di Honshu, nella parte centrale del Giappone: le sue radici si fondano sullo shintoismo, buddismo e principi taosti.

I seguaci dello shintoismo per onorare i kami, dei e spiriti che dimoravano sulle spiagge e nelle foreste, sotto forma di rocce ed alberi, iniziarono a delimitare queste zone con corde di riso e circondarle da pietre e ciottoli bianchi, simbolo di purezza arcaica.

Alla base, invece, della tradizione buddista troviamo il Shumi-Sen, il centro del mondo, che viene rappresentato da una montagna artificiale, mentre i laghetti e le numerose oasi-piattaforme di queste architetture simboleggiano le isole degli Otto immortali della filosofia più prettamente taoista.

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I palazzi e giardini erano allineati su un asse nord-sud: la residenza posta a nord, mentre gli edifici cerimoniali a sud e nel mezzo, come una sorta di congiunzione, veniva eretta l’area giardino.
I laghi erano collegati tra loro da ponti e corsi d’acqua secondo i principi del feng shui.

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Il primo libro conosciuto sull’arte del giardino giapponese è stato scritto nell’XI secolo: si tratta del Sakutei-ki. Vi è scritto che è di buon auspicio arrivare da est per attraversare i giardini e andar via da sud-est.

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Esistono diversi stili artistici di queste oasi verdi.

Chisen Teien Shuyu: giardini del periodo Heian (794-1185) basati sulla costruzione di grandi bacini d’acqua. Vi si veleggiava su barche laccate.

Verso la fine di questa era nasce una nuova tecnica architettonica, denominata i Giardini del Paradiso: il cosiddetto Teien Chisen Kaiyu era un giardino adibito alle passeggiate e alla contemplazione. La dimensione degli stagni fu quindi ridotta, avvicinandosi ad uno stile buddista zen.
I più belli e caratteristici giardini di quest’epoca si trovano nel quartiere Muromachi di Kyoto: il Kinkaku-ji, il Padiglione d’oro, che risale al 1398 e il Ginkaku-ji, il Padiglione d’Argento, del 1482.

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Karesansui Teien: il giardino zen ha origine sempre in questo periodo e il più famoso e degno di nota è il Ryoan-ji, a Kyoto, creato con pietre e ghiaia.

Questo giardino misura 9 x 24 metri ed è composto da sabbia bianca rastrellata accuratamente per sembrare acqua e quindici rocce disposte come isolotti; una composizione astratta naturale per stimolare la meditazione.

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Chaniwa è un’ulteriore variazione sulla composizione del parco giapponese: elemento principale in aggiunta alle pietre e ciottoli sono le case da the e le lanterne, per un isolamento completo dal mondo esterno.
Un esempio straordinario è il tempio di muschio Kokedera.

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Esponente rilevante di quest’arte antica, unica nel suo genere, è Muso Soseki (1275-1351): un monaco discendente dall’imperatore Uda e autore della costruzione del Nanzen-ji, del giardino di muschio Saihō-ji e del Tenryu-ji.

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In ultimo Tsukiyama o giardino-collina: si realizzano delle colline artificiali per creare uno spazio tridimensionale.
Popolare composizione durante il periodo Edo dal 1603 al 1868, gli aspetti strutturali sono notevoli: le rocce sono disposte in modo da rappresentare montagne, cascate, paesaggi marini; ponticelli e vie distribuite con un sistema atto a creare giochi di prospettiva.

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La tecnica utilizzata per questi spazi è la Miegakure, il mostra e nascondi: non si può vedere tutto nell’insieme, solo attraverso visuali parziali.

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Il percorso è predeterminato: una sorta di equilibrio stabile tra la struttura e il dinamismo della vista dello spettatore.

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Giardini come opere d’arte: ispirati alla natura la reinterpretano.

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