Un promontorio sul Mediterraneo orientale, ultimo lembo dei monti della Galilea e unico tratto di costa rocciosa dove il mare incontra la montagna, che lambisce Israele.

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Una località turisticamente famosa per le sue grotte sotterranee, scavate dalla forza impetuosa dell’acqua: un insieme di tunnel la cui lunghezza totale raggiunge i 200 metri, composto da calcare, gesso e dolomia.

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Queste gallerie naturali sono il risultato di un processo geologico antico: scosse sotterranee hanno creato crepe nella roccia e aperto passaggi alla penetrazione dell’acqua, che nel tempo ha scolpito e creato degli antri veri e propri.

Prendendo la funivia si accede in pochi minuti all’entrata delle grotte.
Uno spettacolo affascinante sentire il boato delle onde che si infrangono sulle rocce, ma lo è di più lo stupore per i meravigliosi colori che si creano nell’acqua e sulle pietre.

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Questo promontorio non è solo una riserva naturale: rappresenta il labile confine tra lo stato ebraico e il Libano.

Rosh Hanikra è stata per secoli un importante punto di passaggio attraverso il Medioriente per gli Assiri, le popolazioni greco-romane e per i Crociati: l’antica strada chiamata ‘La scala di Tiro’, che giungeva fino a Beirut.

Tra il 1941 e il 1942 il governo britannico, con l’aiuto di unità ingegneristiche dal Sud Africa e Nuova Zelanda, costruì un tratto di linea ferroviaria che correva da Haifa a Beirut, che, congiunta alle esistenti, collegava direttamente la città del Cairo con la capitale del Libano e proseguiva fino ad Istanbul.

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Fu dotata anche di un ponte sospeso, che servì inizialmente per i trasporti bellici degli inglesi durante la Seconda Guerra Mondiale e nel 1944 a salvare gli ebrei dai campi di sterminio.
Nel 1948 il ponte fu fatto saltare e le gallerie murate: i confini chiusi e tutt’ora presidiati.

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Rosh Hanikra rimane oggi un luogo permeato di storia e se ne vedono ancora le conseguenze: un’enorme postazione radar, difesa militare locale e dell’Onu sul confine del Libano.

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Al cancello di divisione c’è un cartello con affisso il divieto di fotografare e, ovviamente, ‘Border Ahead no entrance’.

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Un confine invalicabile: le transenne si aprono, guardo i carri armati passare, chiedo furtivamente ai militari, con un cenno, se posso fotografare… Mi sembra tutto irreale…

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Invece questa è la consuetudine di una tragedia senza epilogo.

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