Percorrendo la strada panoramica a est, sulla costa uruguayana, si arriva ad un piccolo e remoto villaggio, arroccato su una morbida collina, che guarda il mare, con edifici dai colori vivaci su corsie di sabbia: Punta del Diablo.

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Punta del Diablo dista 300 chilometri da Montevideo e circa la metà da Punta del Este.
La spiaggia di sabbia bianca sottostante il “pueblo” è costituita da una parte rocciosa principale, detta appunto “Punta del Diablo”, che si estende per circa 200 metri, più altre due, rispettivamente a est e a ovest, che insieme formano “Il Tridente”. In tempi remoti ci furono molti naufragi su questo litorale e da qui ne deriva il suo nome.

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La storia di Punta del Diablo come paese abitato inizia solo nel 1935, quando la famiglia Rocha si spostò nella zona per alleviare gli attacchi di asma di uno dei suoi dieci figli e vi costruì un piccolo e precario ranch.

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Negli anni ’40 l’area della baia, ora conosciuta come Playa de los Botes, cominciò a popolarsi di pescatori, che vi si insiediarono per praticare la pesca degli squali ed esportarne il fegato, ricca fonte di vitamina A, ai paesi alleati durante la seconda guerra mondiale: la domanda era altissima e il commercio fiorente.

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Agli inizi del 1946 l’accesso al paese risulta ancora scarso e senza strade. I pescatori cominciano a salare la carne di pesce per mantenerla più a lungo.
Questo processo di lenta essiccazione, oggi divenuto famoso, ha portato alla conservazione denominata “criollo bacalao”: carne secca di squalo.

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Solo nel 1968 arriva l’energia elettrica e viene terminata la costruzione della strada di accesso. Da allora Punta del Diablo si è sviluppata, ma conserva ancora il suo ambiente naturale.

Proseguendo sul litorale scopriamo un’altra meraviglia dell’Uruguay: Cabo Polonio, un piccolissimo paese sulla costa orientale, nel Dipartimento di Rocha. Giace proprio sulla punta di una penisola, direttamente sull’Oceano Atlantico e, quindi, esposto a venti e forti onde: solo l’interno della baia è più riparato.

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Si trova a circa 7 km dall’arteria stradale principale e non sono presenti strade: ci si può arrivare a piedi attraversando le dune, oppure con veicoli 4×4.

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Tutta la regione non è coperta da elettricità, nè acqua corrente. Esistono poche centinaia di case e ci si alimenta attraverso l’utilizzo dell’energia eolica e qualche generatore, per mantenere freschi gli alimenti di alcuni negozi o posadas, mentre l’acqua la si attinge da pozzi e si raccoglie quella piovana.
Il censimento del 2011 ha registrato la presenza di soli 95 residenti.

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La costa di Cabo Polonio presenta dune di sabbia mobili: la sabbia spinta dal vento si sposta continuamente e le dune cambiano la loro posizione nel corso del tempo.

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Uno scenario affascinante e unico; montagne di sabbia che scendono dolcemente verso il mare…
Il governo ha inserito l’intera area nel Sistema Nazionale delle Aree Protette: un angolo di paradiso, una natura primordiale, selvaggia.

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Incantevoli suggestioni di un mondo lontano…

#ilviaggiononfiniscemai #Blogjuls

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2 commenti

    • Ciao Monica! Un piacere sapere che hai apprezzato questi luoghi. Per me rimarranno un ricordo indelebile… Se pensi un giorno di voler visitare l’Uruguay chiedimi pure info, sarò ben felice di aiutarti. A presto, Juls

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