E’ il sei giugno del 1944, il “giorno più lungo” della Seconda Guerra Mondiale, in cui le forze alleate sbarcano in Normandia, in un tratto di costa lungo circa un centinaio di chilometri, tra Cherbourg e Le Havre: qui si consuma una delle battaglie più cruente della storia.

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Allo scoccare della mezzanotte del cinque giugno la più vasta operazione di guerra nominata Overload, Neptune nello specifico piano di sbarco in Francia, prende il via con sei aerei della Raf, che mettono in atto una staffetta per il lancio dei paracadutisti; congiuntamente alianti carichi di equipaggiamenti iniziano ad atterrare nella zona, la fanteria occupa i ponti, mentre altre divisioni coprono gli obiettivi prestabiliti.

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Migliaia di soldati americani, canadesi, inglesi, invadono le coste del paese per liberare l’Europa dall’occupazione nazista.

Il funesto D-Day conduce a ben settantasei giorni di massacri, in cui cadono molti soldati alleati e tedeschi; ingenti perdite umane e segni inevitabili di un passato colmo di orrore in questo angolo di costa normanna, la Côte de Nacre: disseminata di cimiteri, musei di guerra, campi con ancora le cicatrici lasciate dai bombardamenti.

Luoghi di memoria, per non dimenticare la tragedia umana, l’odio, la violenza, ma anche il coraggio e il valore di chi crede nella libertà dell’essere umano.

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Il percorso storico parte da Sainte Mère Église, piccolo paesino, di importanza vitale per gli americani, in quanto base di controllo e protezione di Utah Beach, nome in codice di una delle cinque spiagge dove avviene lo sbarco.

A testimonianza di ciò si nota subito il modello, a misura d’uomo, del soldato John Steele sul campanile della chiesa, rimasto intrappolato con il suo paracadute mentre cerca di atterrare.

Accanto trovate il museo dedicato, l’Airborne Museum, che vi permetterà di tuffarvi letteralmente nel passato, nella cronaca diretta dell’atmosfera del tempo.

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Non mancate di vedere il C-47 Dakota, da cui si sono lanciati i paracadutisti americani.

Utah beach, tra Sainte Marie du Mont e Saint Martin de Varreville, è la spiaggia dove tutto ha inizio: i soldati americani dell’Ottavo Reggimento di fanteria vengono portati a riva da chiatte da sbarco.

Archivio nazionale
Archivio nazionale

Muoiono sotto il fuoco nemico in gran numero, ma anche annegati, a causa dell’eccessivo peso dell’equipaggiamento in dotazione; fra i cinque punti di prender terra è comunque quello con meno vittime subite.

Pointe du Hoc è da non perdere, con le sue scogliere alte trenta metri: i ranger americani sono costretti a scalarle sotto assedio.

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Basta guardarsi intorno per comprendere appieno l’inferno vissuto da questi soldati: enormi crateri creati da bombe e bunker dappertutto.

Si prosegue per Colleville sur Mer per visitare il Normandy American Military Cemetery: prati verdi con file infinite di croci, tutte bianche.

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Sono più di novemila e rendono solo in parte la prospettiva della catastrofe…

Quello degli avversari si trova a La Cambe: salta subito all’occhio la diversità del cimitero tedesco, rispetto a quello americano, con grandi croci nere, di pietra, composte, di melanconia rigorosa, che raccoglie oltre ventunomila tombe.

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Omaha beach è lunga circa sette chilometri: è il luogo dove si combatte lo scontro più sanguinario.

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Gli americani cercano di raggiungere la spiaggia, mentre i tedeschi, ben riparati in alto, sulle dune di sabbia, sparano ininterrottamente, mettendo in atto un vero e proprio sterminio.

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Le fortificazioni tedesche del Vallo Atlantico sono circondate da trincee con mortai; consistono in postazioni d’artiglieria pesante, protette da costruzioni in calcestruzzo: in questo modo la fanteria può colpire senza subire perdite. Inoltre, i territori adiacenti presentano ostacoli di ogni tipo, dal filo spinato alle mine.

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E’ solo per mancanza di fondi del Terzo Reich che il Vallo non viene totalmente completato, dando così modo agli Alleati di riuscire a penetrare questa formidabile linea di protezione.

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Un esempio tangibile delle dotazioni tedesche lo troverete a Batterie de Longues: cannoni di enormi dimensioni, progettati per sparare su lunga distanza e colpire le coste di Omaha e Gold, ben venti chilometri più in là.

Continuando il percorso costiero recatevi ad Arromanches sur Mer.
Churchill, preparando a tavolino l’invasione, diede ordine di costruire due porti artificiali prefabbricati, i cosiddétti Mulberry Harbour, che giungono in questa baia attraversando la Manica, per essere poi assemblati: enormi cassoni in cemento sono affondati per formare un frangiflutti, a cui vengono ancorati ponti galleggianti.

Arromanches

Vi sbarcano circa due milioni e mezzo di soldati. Questi pontili sono costruiti in soli otto giorni: uno qui, di pertinenza inglese ed uno ad Omaha beach, utilizzato dagli americani, distrutto miseramente da una violenta tormenta, dopo solo pochi giorni di operatività.

Mulberry-Harbour

Pegasus Bridge è il nome in codice di un ponte rialzabile sul fiume Orne: altro luogo di scontro per occupare la parte più orientale del territorio, con un’azione diretta magistralmente dalla Sesta Divisione aerotrasportata britannica.

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Oggi l’originale è stato restaurato dai veterani di guerra e sostituito da una riproduzione fedele e perfettamente funzionante.

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Normandia aspra, selvaggia, di tempeste improvvise e luce accecante; terra bagnata di sangue, di storie sepolte e disseppellite.

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Un viaggio impegnativo per la mente e per il cuore, pesante come un ordigno inesploso, sebbene di profondo coraggio, perchè “when you go home, tell them of us and say for their tomorrow, we gave our today”. – The Kohima Epitaph –

Photographic Collection Courtesy of C. Novello

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4 commenti

  1. È la cronaca molto dettagliata di un avvenimento che ha segnato la vita di migliaia di uomini che hanno anteposto l’onore e il coraggio alla propria incolumità: dobbiamo essere loro grati in eterno se l’Europa non è precipitata nella peggiore delle dittature.
    È doloroso constatare di come oggi viene malamente sfruttato il bene immenso che ci hanno consegnato…
    Brava Juls, grazie…

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