Nablus, su un altopiano tra i monti Ebal e Gerizim, antico crocevia che unisce Gerusalemme alla Galilea e Giaffa alla Valle del Giordano fu fondata dall’imperatore Tito nel 70 Anno Domini.

Conosciuta anche come l’antica Sichem, i cui resti storici costituiscono, oggi, il sobborgo chiamato Balata: questa parte è ritenuta una delle più antiche in tutto il mondo, con una datazione di circa tremilaecinquecento anni prima della nascita di Cristo.

View of Tell Balata
View of Tell Balata

Fu un importante centro del Cristianesimo sotto l’Impero Romano. Conquistata dagli arabi intorno al settimo secolo e occupata dai crociati fra il 1099 e il 1187. Dal 1500 fino alla fine del primo conflitto mondiale rimase sotto l’Impero Ottomano. Alla fine della guerra la Gran Bretagna ne prese il controllo amministrativo fino al 1948.

Nablus city
Nablus city

Quest’anno segna il conflitto arabo-israeliano: la città passa sotto la giurisdizione giordana e migliaia di profughi palestinesi in fuga vengono rinchiusi nei campi per rifugiati, ancora oggi esistenti: Balata, Askar e Ein Beit al-Ma.

Nablus
Nablus

La guerra dei Sei Giorni, quasi vent’anni dopo, si conclude a favore di Israele e tra gli anni Ottanta e Novanta vengono costruiti molti insediamenti, le colonie israeliane, su territorio palestinese.

Eastern Orthodox Monastery -  Jacob well - edge of Nablus
Eastern Orthodox Monaster – Jacob well – edge of Nablus

Le restrizioni imposte alla città durante la Prima Intifada sono innumerevoli: per questo motivo nasce il movimento “Back to the earth”, per far sì che i cittadini siano autosufficienti, avviando un’importante campagna di promozione dell’agricoltura locale.

Eastern Orthodox Monastery -  Jacob well
Eastern Orthodox Monastery – Jacob well

Nel 1995, in seguito agli Accordi di Oslo sulla Cisgiordania, Nablus passa sotto l’autorità del governo palestinese.

La seconda Intifada pone la città come fulcro di scontri tra le Forze di Difesa Israeliane e i Palestinesi della Resistenza. Nablus viene circondata da posti di blocco, i cittadini sono limitati negli spostamenti, subiscono arresti continui e assistono alla demolizione di innumerevoli edifici: il prezzo da pagare per le radici profonde, radicate nell’attivismo politico.

Gate to the Old City of Nablus
Gate to the Old City of Nablus

Nel 2008 viene definita “capitale del terrore” della West Bank: non a caso il suo appellativo, Jabal al-Nar, significa montagna di fuoco, reputazione conquistata nei secoli per aver sempre combattuto con fierezza contro i conquistatori stranieri.

Nablus è il luogo dove l’insofferenza per la situazione irrisolta dei Territori Occupati è più sentita: centro culturale e religioso, soffre dell’isolamento imposto, ma non mette mai giù la testa, come la più nobile delle regine, pur senza corona.

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La gente è orgogliosa, energica, attaccata alle proprie tradizioni e alla cultura millenaria. Può incutere timore pensare di visitare una città che negli anni è stata teatro di duri scontri, ma, credetemi, ne vale la pena, per comprendere a fondo il cuore della Palestina.

Old Ciy of Nablus
Old Ciy of Nablus

Fermatevi a chiaccherare con gli anziani dei quartieri: vi racconteranno storie di altri tempi; i bottegai, vi accoglieranno mostrandovi mercanzie e facendovi accomodare in quella che poi è anche la loro dimora, con pezzi d’antiquariato che farebbero gola ai collezionisti più accaniti.

Oppure interagite con i giovani, fate un giro all’università “Al-Najāh”, la più grande stuttura universitaria palestinese e vi renderete conto che è proprio qui che nascono i gruppi di dibattito, i quali guideranno le evoluzioni politiche di governo.

Al-Najāh University
Al-Najāh University

Nablus produce ed esporta olio d’oliva, sapone e tessili, come lana e cotone. D’obbligo acquistare i saponi prodotti artigianalmente: sono del tutto naturali e avrete l’imbarazzo della scelta su quali comprare.

Immancabile un giro nella città vecchia, con le sue vie strette in pietra, sormontate da archi: un labirinto incredibile di cunicoli, animato da bancarelle cariche di spezie, frutta, verdura, dolcetti di tutti i tipi, come il rinomato kunafeh.

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Cammini, tiri su la testa e scopri case antiche, angoli nascosti ai più, un passo nel passato ed uno sul futuro, prossimo, di una città che non intende cedere.

Old City view
Old City view

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Per concludere andate sul monte Gerizim, fino alla piccola cittadina di Kiryat Luza, e visitate l’ultimo villaggio esistente dei Samaritani, dall’ebraico Shamerim – שַמֶרִים, cioè i “Custodi” della Legge, coloro che non hanno mai abbandonato queste terre da tremila anni orsono e secondo cui il luogo sacro è qui, su questo monte, e non a Gerusalemme.

Mount Gerizim - View of Nablus
Mount Gerizim – View of Nablus
Inside of Samaritan Museum - Mount Gerizim - Kiryat Luza
Inside of Samaritan Museum – Mount Gerizim – Kiryat Luza

“Inutile che certi Ebrei cerchino di ricostruire il terzo tempio a Gerusalemme, quando Dio ha scelto il Gerizim” – Husney W. Kohen, fondatore del Museo dei Samaritani a Kiryat Luza.

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10 commenti

  1. Mi accodo al commento sopra: Molto interessante! E anch’io in effetti non la conoscevo. Il Medio Oriente è uno dei miei sogni!

    • Ciao Maria, grazie per la lettura. Il Medio Oriente riserva molte sorprese e soprattutto in Palestina ci sono città antiche e bellissime che aspettano solo di essere scoperte… E’ che purtroppo, spesso, siamo condizionati dalla politica e tutti i tafferugli che accadono in luoghi contesi.
      A presto, Juls

  2. Cara Giulia, grazie per il tuo racconto. Vorrei visitare Nablus fra tre settimane e la tua esperienza aumenta la mia curiosità. Sai darmi qualche consiglio specifico? Grazie infinite. F

    • Ciao Francesca, benvenuta qui! Ne sono felice, sarà un’esperienza unica di sicuro. Come posso aiutarti nello specifico? Ti piacerebbe sapere cosa non perdere da visitare o altro? Attendo tue, un abbraccio.
      Juls

      • Grazie infinite per la tua risposta. Mi ponevo la questione dell’accesso alla città da parte dei turisti. Ho letto di una coppia che ha dovuto allungare molto il tragitto per arrivare ad un accesso dal quale potevano entrare (le guardie di un altro check point li avevano rimandati in dietro). E vorrei sapere se davvero, come mi è capitato di leggere, si respira ancora paura mista a rabbia, dovuta ad un passato drammatico. Vorrei invece toccare con mano quell’orgoglio e quella energia di cui anche tu scrivi. Grazie ancora!

        • Ciao Francesca, è un piacere per me risponderti…
          Sono stata più volte in Israele e Palestina e conosco bene i pro e i contro e gli imprevisti che possono accadere… Il mio consiglio spassionato da viaggiatore e non turista è di porti sempre con un sorriso, mostrare rispetto ed essere vestita adeguatamente al luogo. Probabile che la coppia di cui parli sia incappata in quella situazione perché c’è stato qualche tafferuglio. Non ci sono problemi nell’entrare a Nablus: le persone sono gentili e disponibili, tutti hanno a cuore che non si abbia un’immagine distorta dei palestinesi. Chiedi sempre, anche solo con un gesto, prima di fotografare, interagisci nella città vecchia e vedrai che scoprirai un mondo nascosto, fatto di gente che sopravvive ogni giorno ad una situazione tremenda, ma va avanti con determinazione e coraggio. Sono certa che troverai quell’energia, è ovunque!!!
          Se posso aiutarti in altro scrivimi pure. E informati su siti locali per capire se la situazione cittadina è sotto controllo.
          Buon viaggio, spero di tornare presto anche io 🌹

          • Grazie di cuore Giulia! Ti penserò quando sarò là e seguirò assolutamente i tuoi consigli, il rispetto prima di ogni cosa. Buona estate!

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